Pensieri sul SelfPublishing al #SalTo15

turin_salto15

Domenica ho fatto una toccata-e-fuga al Salone del Libro di Torino, dove ho partecipato al talk sul self publishing organizzato da Matteo Brambilla di BookRepublic, insieme a Lorenzo Fabbri, capo de IlMioLibro, e Alessandra Penna, editor di Newton Compton.

Ne sono conseguiti alcuni tweet, come questo:

in cui accenno a una riflessione che vorrei provare ad approfondire qui di seguito.

Abbiamo iniziato così: dopo una puntina di meritata #sboroneria da parte di Alessandra, perché sono loro di Newton i più bravi a scovare e fare soldi con gli autori emergenti, e dopo un breve e sano assaggio di #celholunghismo tra me e Lorenzo, perché i servizi di #selfpublishing da noi rappresentati (Narcissus e IlMioLibro) sono i più belli e utili di tutti, ecco che la discussione si sposta su un più interessante piano emozionale, sollecitati dalla fatidica domanda del bravo Matteo:

“Caro Narcissus e caro IlMioLibro, ma non siete preoccupati dai sempre più autori che emergono grazie ai vostri servizi per poi andare a fare i (veri) soldi con gli editori ‘smart’ come Newton?”

A questo punto mi viene subito girato il microfono, e io, da beato tecnico che si trova nella posizione di gestire e rappresentare un prodotto complesso come Narcissus, e che di conseguenza si trova strada facendo a imparare tutte le competenze trasversali, che non possiede (o non possedeva, chissà), compreso il rispondere a una domanda del genere nel bel mezzo del Salone, cosa posso dire io?

Ebbene ho avuto la gran bella idea di rifugiarmi nell’unica risposta che ho sempre sentito visceralmente come sensata: rispondendo cioè che Narcissus è un prodotto puramente tecnologico, che ha senso solo se segue le dinamiche della rete Internet grazie alle quali è nato, e che il nostro lavoro sarà sempre quello di sviluppare la migliore tecnologia possibile al servizio di tutti gli autori. Tutti gli autori indistintamente, dal più goffo al più smart. Ai quali servire la migliore tecnologia per la produzione, distribuzione e vendita di contenuti digitali. Poi ho anche risposto che Internet ha distrutto, migliorandoli, molti mercati, sta facendo lo stesso con l’editoria, e noi siamo qui a metterci il carico. Che Internet, sempre lui, offre un terreno vastissimo ancora inesplorato e pieno di possibilità per gli autori, e noi siamo qui per aiutarli a sperimentare. E che a tendere questa impostazione andrà a vantaggio delle due uniche figure che di sicuro non scompariranno mai nel mondo editoriale: quella dell’autore che scrive e del lettore che legge, mentre tutto il resto “chissà”. E ho anche risposto che siamo contenti che quelli di Newton facciano il loro lavoro adesso, finché ci sono ancora autori (e lettori) che vedono nel “marchio editoriale” un qualche tipo di valore. Quindi no, ho detto che quel trend proprio non mi preoccupa.

Mi sono dunque sentito subito “fuori posto” dopo che i miei interlocutori, prima Lorenzo e poi Alessandra, hanno prima tentato di ridimensionare la portata innovativa di Internet nel mondo in cui viviamo (“Ah, ma non facciamo facile retorica con la storia della libertà portata da Internet, non è mica tutto così semplice”, cito a memoria), per poi finalmente annunciare la partnership Newton-IlMioLibro per la selezione dei migliori autori emergenti. Il loro obiettivo sarebbe quello di scoprire gli autori migliori, premiandoli, e fornendogli i migliori strumenti per raggiungere il loro meritato pubblico. Perché qualcuno che dia una regolata a questi autori serve eccome! Come se il selfpublishing andasse bene fino a un certo punto, fino al raggiungimento di quella soglia d’allarme dopo la quale i libri autopubblicati sarebbero troppi e questo rappresentasse un problema per l’umanità. Eh sì, per colpa di questa nuova editoria fricchettona si è arrivati ad avvertire l’esigenza di introdurre una figura intermedia erudita allo scopo di aiutare il pubblico a riconoscere i contenuti di qualità nel mezzo della montagna di merda autopubblicata. Anche il fatto che questa selezione avverrà attraverso un concorso “democratico” non mi pare irrilevante. Il tutto condito con  il termine “caos” per descrivere il futuro imminente. Insomma uno scenario apocalittico da scongiurare in ogni modo!

“Sei voluto venire al Salone del Libro di Torino?” mi sono detto, “ben ti sta!”.

Oh sì, avrei potuto resistere alla tentazione di evitare il vuoto dibattito sul “selfpublishing di qualità”, d’altronde “Chi sono io per affrontarlo? Sono un tecnico nerd di bassa lega, io, mica lavoro sui contenuti…”. Avrei potuto anche resistere, come ho fatto, a commentare questa storia trita e ritrita dei concorsi…. ma mai e poi mai sarei riuscito a spegnere in gola la mia contro replica sulla “retorica di Internet”!!  Quello no!

Io su Internet ci campo. Quindi sostengo a spada tratta questo spazio aperto e incontrollabile che offre in ogni momento la possibilità a chiunque di esprimersi e rincorrere la propria dignità, senza il rischio di venire ingabbiati dal giudizio di chicchessia. Questa gliela canto proprio, perbacco!

“Nel dormiente mondo editoriale ci sono editori molto smart”, ho detto, “ma ancora più smart sono tutti quegli autori che stanno imparando a utilizzare gli strumenti tecnologici offerti dalla rete per diventare seriamente editori di se stessi. E ancora più smart sono quelli che dopo aver lavorato con gli editori, vengono da noi e non tornano più indietro”. Tiè.

Mi sento di confermare tutto a bocce ferme, e aggiungo: finché avrò l’onore di guidare lo sviluppo e il team di Narcissus (e di BackTypo), il nostro lavoro sarà sempre quello di sviluppare la migliore tecnologia del mondo al servizio di tutti gli autori che vorranno usufruirne.

Qui potrei fare un elenco delle tecnologie a cui sto pensando, ma andrei fuori tema quindi ne riparlerò in un’altra occasione.

In conclusione: rispetto assolutamente le posizioni di Newton e de IlMioLibro, e mi dispiace se posso essere sembrato sgarbato nei loro confronti. Dopotutto ognuno fa il proprio lavoro com’è giusto che sia. Allo stesso modo però sottolineo che qui c’è gente a cui non basta fare il proprio lavoro, bensì lo vuole fare per uno scopo ben preciso: per migliorare il nostro pezzetto di mondo, e non per assecondarne i difetti.

Arrivederci a #SalTo16🙂

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